La mafia balcanica del “movimento libero”
“L’acqua inizia a ritirarsi ma affogano ancora più persone!” È meglio affidare alla saggezza del popolo l’inizio di un problema ormai multi-ennario che sta accompagnando l’Albania e gli albanesi. Per circa 45 anni era il regime comunista che isolò gli albanesi dal resto del mondo, mentre da 20 anni questo lo sta realizzando al meglio l’Unione Europea in collaborazione con la classe politica albanese. A quasi due decenni dal tempo dello slogan “Vogliamo l’Albania come tutta l’Europa”, noi non solo non siamo parte del vecchio continente (ovviamente per quanto riguarda l’integrazione, poiché nel senso geografico siamo in questo continente per volere di Dio!), ma continuiamo a sognare il movimento libero, senza visti, nel cosiddetto “spazio Schenghen” . secondo quanto è stato promesso, si promette e continuerà ad essere promesso, per almeno alcuni mesi, l’Albania è vicina alla liberalizzazione del movimento con i paesi dell’Unione Europea. Infatti, questo ormai non è più solo un’altra promessa (non mantenuta) della nostra classe politica (maggioranza-opposizione in questi 20 anni), ma anche un piano sussurro (almeno) degli internazionali che hanno stabilito anche dei termini come il luglio o il settembre di quest’anno. Come abbiamo detto all’inizio, “l’acqua inizia a ritirarsi” (sono rimasti ancora pochi mesi all’attesa liberalizzazione) ma dall’altra parte “affogano ancora più persone” (è aumentato il flusso nelle rappresentanze diplomatiche di coloro che chiedono un visto, ma anche di quelli che vogliono allontanarsi dall’Albania senza aspettare una liberalizzazione, se ci sarà).
A partire dagli ultimi dieci giorni di dicembre, alcuni paesi dei Balcani, come il Montenegro, la Macedonia e la Serbia hanno ottenuto il diritto di muoversi senza visti nello spazio “Schenghen”. Come al solito, l’Albania, ma anche la Bosnia - Erzegovina, sono rimaste all’ultima “carrozza” della liberalizzazione. Per molti motivi, gli albanesi si sono mostrati una nazione che ha per passione lasciare il proprio paese per andare verso i paesi più sviluppati. Potrebbero essere molti motivi, sia economici, politici, conflittuali, per cui gli albanesi vogliono allontanarsi dal loro paese, ma vale la pena ricordare che circa 1/3 degli albanesi vivono fuori dai confini dello Stato. Forse un valido motivo di questo esodo continuo (a volte organizzato, a volte individuale) ha a che fare con la vocazione degli albanesi come “cittadini del mondo”, termine usato non di raro e con orgoglio da molti di loro. Non potevano approfittare gli albanesi, almeno parte di loro, dalla liberalizzazione dei visti per i serbi, i montenegrini ed i macedoni? Naturalmente no!
Alcune settimane prima dell’ufficiale liberalizzazione dei visti con il Montenegro, la Macedonia e la Serbia, gli albanesi interessati a lasciare il paese si prepararono ad approfittare anche loro come i cittadini degli stati sopraccitati. Secondo un investigazione realizzato dal giornale “Shqipëria Etnike” è stato constatato che molti cittadini del nord dell’Albania sono stati muniti di passaporti biometrici montenegrini. Le investigazioni mostrarono che si trattava di una serie di passaporti biometrici montenegrini, nei quali, in modo inspiegabile, non dovevano essere messe le impronte digitali dei loro possessori. Il costo di un tale passaporto, insieme al viaggio verso il paese di destinazione all’Unione Europea, variava da 3500 a 4000 Euro. Un importante condizione per assicurarsi un viaggio con successo verso la destinazione, era la conoscenza della lingua montenegrina, tenendo presente che in Montenegro vi è una minorità albanese uguale a quella del nord dell’Albania. Secondo le nostre investigazioni, fino a questi giorni di febbraio sono più di 100 persone che hanno approfittato attraverso l’itinerario sia via terra (Grecia), che via mare (Durrazzo), e via aerea (Rinas). In alcuni casi vi sono state famiglie intere che sono riusciti a realizzare il loro sogno con questo sistema. Qui cono sono comprese le minoranze montenegrine che vivono nel nord dell’Albania, le quali, avendo la doppia cittadinanza, hanno ottenuto automaticamente questo diritto di movimento. Lo stesso schema è stato usato anche in Macedonia. Siccome questo paese ha circa 25-40% della popolazione di lingua albanese, non è stato tanto difficile realizzare l’ottenimento dei passaporti biometrici da parte dei cittadini albanesi, i quali volevano allontanarsi verso i paesi europei. Se prima dell’entrata della Bulgaria nell’UE erano in molti i cittadini macedoni di nazionalità bulgara che chiedevano il passaporto di Sofia, alla vigilia della liberalizzazione dei visti della Macedonia con l’UE erano centinaia di albanesi dell’Albania che chiesero anche essi la cittadinanza macedone presentando documenti dei più vari per comprovare la loro “nazionalità come macedoni”. Attraverso questi movimenti, ma anche gli interventi nel sistema della produzione dei passaporti biometrici in Macedonia, è stato reso possibile ottenere un viaggio verso l’Europa per più di 200 cittadini fino alla fine del gennaio, specialmente dall’est-sudest dell’Albania. Il “trovamento” dei legami di sangue con la Macedonia ha avuto un basso costo per gli albanesi dell’Albania che chiedevano passaporti biometrici, da 1500 a 2000 Euro. Per coloro che chiedevano di diventare macedoni senza avere alcun legame, questa cifra variava da 3000 a 3500 Euro a persona.
Sembra sia stato più facile per gli albanesi con la Serbia. Il Nord del Kosovo, ma anche oltre, hanno richiesto in molti il passaporto biometrici, a prescindere dal fatto che sia geograficamente che politicamente erano sotto un’altra amministrazione. In questa lista sono stati inclusi anche tanti albanesi che per un motivo o un altro, si sono stabiliti nel Kosovo, sia con legami di parentela che con altri “trucchi” di nazionalità, come nel caso della Macedonia. Anche in questo caso, come in quello di Montenegro e Macedonia, è stato un vantaggio la conoscenza della lingua slava, giustificando anche la lingua albanese tramite le minoranze albanesi in queste regioni dei Balcani. L’ottenimento di un passaporto biometrici per gli albanesi del Kosovo che hanno voluto essere anche cittadini della Serbia, è stato gratis, mentre quelli dei “trucchi” hanno pagato fino a 1500 Euro per questo “servizio”. In questo caso non si può dire un numero esatto dei quelli che ne hanno approfittato, ma comunque si tratta di un numero assai alto, molto più alto di quello di Montenegro e la Macedonia insieme.
A quanto pare, il numero di coloro che ne hanno approfittato è molto maggiore di quanto ha potuto investigare “Shqipëria Etnike” attraverso i vari testimoni, e naturalmente il numero cresce ogni giorno. Dopo le gommoni, le frontiere terrestri e marittime, gli aerei e i traghetti, gli albanesi sono riusciti ancora a sfidare “Schenghen”, entrando anche senza la liberalizzazione dei visti, nonostante, “solo per apparenza”, abbiano cambiato la cittadinanza, temporaneamente, ci auguriamo.
Nonostante questo, la sete degli albanesi per l’Europa, non poteva essere saziata nemmeno con queste facilitazioni impreviste. Sempre in molti si rivolsero alle rappresentanze diplomatiche occidentali nel loro paese con la speranza di ottenere un visto, sia anche turistico, per provare una volta “la fortuna” nella “terra promessa”. Secondo EMA (Movimento Europeo in Albania), vi è stato un aumento di richieste presso le rappresentanze diplomatiche nel nostro paese durante il 2009. Ma quello che si nota è l’alto grado di rifiuto di visto dalle ambasciate e dai consolati, che in alcuni casi giungono fino a 90%, ossia solo 10% di quelli che fanno domanda riescono ad ottenere il visto. Secondo l’investigazione di “Shqipëria Etnike”, il rifiuto di visto si fa nell’ambito dell’ultima “raccolta” alla vigilia dell’attesa liberalizzazione per gli albanesi a luglio o settembre 2010. La domanda crescente degli albanesi porta non poche entrate ai diversi stati dell’UE, calcolando che il costo medio di un visto è di 35 Euro. Dall’altra parte, il rifiuto del visto crea una psicosi di impossibilità per gli interessati, i quali, quando gli viene rifiutato il visto allo sportello, lo chiedono dai intermediari, che in realtà non sono mai mancati, e sono stati identificati facilmente anche dai semplici cittadini. Questo intermediari che stanno specialmente nei pressi delle rappresentanze diplomatiche occidentali, ti rendono possibile senza problemi l’ottenimento diretto del visto menzionando il nome del titolare, ma dopo che vengono pagati minimo 3500 Euro per il “servizio”. Uno degli schemi usato in questi casi è quello di sfruttare la documentazione “rimanente” nelle rappresentanze diplomatiche, da quelli ai quali è stato rifiutato il visto, e che con piccolissimi cambiamenti ritornano ad essere validi per quelli che pagano, fino a quando ci sia una rete che finisce agli Uffici dei Visti nelle rappresentanze diplomatiche dell’UE.
Tutti ne siamo ormai convinti che quello che ha voluto lasciare l’Albania ad ogni costo, lo ha fatto in un modo o nell’latro, come abbiamo menzionato sopra. L’attesa liberalizzazione dei visti è un considerevole traguardo per l’Albania e gli albanesi, ma anche una considerevole perdita per il peso delle rappresentanze diplomatiche dell’UE nel nostro paese. Sarà in fine anche la fine dei intermediari e delle reti balcaniche ma anche albanesi di per munirsi di visti “Schenghen” in vari modi per i bisognosi cittadini albanesi.
Blerti Delija, Albert Vata
I legami con l’Italia sono legami di sangue
Per l’uomo medio non se ne parla nemmeno di legami non solo culturali ma neanche di sangue son l’Italia vicina. Le isterie hanno eclissato le storie. Eppure, quest’uomo medio è da tempo che cerca l’occidente senza saperne il perché, semplicemente o tramite visti, oppure rischiando la vita. Prima che ti si chieda chi sei, dovresti saperlo da te chi sei. Volevo dire che noi siamo albanesi perché siamo così come siamo.
2000 anni fa, quando Giulio Cesare sposò Cleopatra, i romani non chiesero al famoso imperatore: “Cos’è questa donna?”
Cleopatra era una nobile albanese di un epoca più avanzata di quello del Re Gent, il quale 168 anni avanti Cristo, quando Scutari era guidata dai romani per continuare con sette secoli di costruzioni e sviluppo, si era collocato con tuta la famiglia a Roma, nei pressi del fiume Tiberio. In quel tempo Buna non dilagava Scutari. L’Albania era Italia.
Questo fatto ritorna all’attenzione proprio in questo 9-ennario di attività del Consolato d’Italia in Scutari, dove dopo un interruzione di 62 anni delle relazioni diplomatiche con lo stato italiano, dal 7 aprile 1939, quando il Console Salvatore Meloni si allontanò dopo 7 anni di servizio, proprio il 20 gennaio 2001, dieci anni dopo il pluralismo in Albania, il Consolato, stranamente l’unico occidentale, aprì le sue porte a Scutari. La Sede apri le porte nel suo edificio tradizionale, dove il Console Eugenio Durio svolse la sua attività dal 30 dicembre 1861 al 30 dicembre 1866. Questo edificio che mostriamo nella foto, è stato proprietà della famiglia Parrucca, una delle più ricche e famose negli affari, in quel tempo brillante.
Le opere umane e i stretti legami che il Consolato ha materializzato durante questo tempo e storia sono molto evidenti. Priorità agli studenti per borse nelle università italiane, promozione della cultura, sviluppo del business, consultazioni attraverso i scambi di esperienze, apertura di spazzi per diversi visti per chiunque ha meritato quanto ha chiesto, è proprio l’apprezzamento che hanno ottenuto i tre consoli in questi nove anni, dalle autorità e dai media. Con i media intendiamo anche la comunità, poiché il nostro giornale ha ascoltato e pubblicato in continuazione tutto quanto legato alla trasparenza ed il servizio.
A Stefano De Leo, Console dal 20 gennaio 2001 al 7 giugno 2003, il Consiglio Comunale ha dato il titolo “Cittadino Onorario”. A Roberto Orlando, Console dal 9 giugno 2003 fino al 22 ottobre 2006, il giornale “Shqipëria Etnike” ha dato il titolo “Amico dei Media e della Cultura” ed il Consiglio Comunale gli ha accordato il titolo “Cittadino Onorario”. A Stefano Marguccio, Console dal 22 ottobre 2006 ed in continuo, l’Unione dei Giornalisti Professionisti del Nord (UGPV Albania) ha accordato il titolo “Membro Onorario” ed il Consiglio Comunale “Cittadino Onorario”.
Il giornale “Shqipëria Etnike”, che cogliamo l’occasione per ricordare che ha la stessa età con la riapertura del Consolato d’Italia a Scutari e che ha seguito e pubblicato fin nei dettagli gli sviluppi, è convinto che il Nord dell’Albania si sarebbe sviluppato di più dalla presenza dei diplomatici italiani qui, se la nostra politica e le nostre autorità avessero il dovuto livello che si aspettava, almeno da coloro che li hanno votato. Le definizioni dunque, della politica e del potere con la diplomazia non sono state dei legami cosi monolitici in una società ormai membro della NATO ed aspirante alla grande famiglia europea.
La democrazia non è ne moda, che cambia secondo le stagioni o i saloni, nemmeno forma che da con una mano e prende con una pala. L’Italia, con la quale ci legano tutti gli interessi, è un ponte di collegamento e l’unico ponte sul quale oltrepassiamo il “fiume” che ci ha lasciati ad “Itaca” con la Bosnia, Turchia ed il Kosovo.
Forse qualcuno, politologi di Brussel, potranno dire: “Siete come i bosniaci, i turchi e i kosovari”.
Questo è solo nei documenti, ma mai nella realtà, nella storia, nel sangue, nel gene, nell’anima. Forse l’anno prossimo avremo più diritto di parlare più chiaro dei punti che oggi vogliamo che si leggano non nelle righe ma attraverso di esse. Il nostro scopo oggi è l’evidenza. Nell’attività economica, gli investimenti dall’estero attraverso le imprese straniere e comuni, sono da congratulare. Nell’attività economica, secondo i dati ufficiali del Ministero delle Finanze, l’Italia occupa il primo posto con 35% delle imprese, seguita dalla Grecia con 18% e poi il resto del mondo, dunque il 47%. Questo prende un valore ancora più grande quando si dice che il business contribuisce con 80% del prodotto interno lordo.
A causa della crisi globale, l’esporto dei prodotti façon ed abbigliamenti, confezioni e calzaturificio, hanno veramente subito un calo, paragonati ad un anno fa, ma questa “fossa” è poco profonda rispetto ai “burroni” con la Russia e la Cina. Sembra un paradosso delle politiche quando le tendenze sono verso la Cina, la Turchia o il mondo Arabo, non che non si deve, ma perché sono lontani e noi siamo diretti altrove.
Al nord, regione dove funzionano anche la maggior parte delle piccole, medie e grandi imprese italiane, grande merito ne ha senza alcun dubbio la diplomazia italiana. Gli ultimi due consoli, Orlando e Marguccio, hanno saputo creare dei rapporti aperti e trasparenti con la stampa. Questo è forse legato anche alle loro professioni prima di entrare nel “edificio” della diplomazia. In questa vita la dedicazione è molto, per ognuno dove si trova.
Chi ha paura di identificarsi chi è, non sa cosa sono i principi di Brussel anche se l’Europa è il nostro alleato naturale, anche perché la possibilità del libero movimento difficilmente gli si accetta a chi non ha uno stato, un identità, non ha degli scopi chiari e puri. È questa, dunque, la qualità che produce il tempo. Le liberazioni verso la civiltà, verso il benessere, verso il movimento libero non arrivano con le favole, convinzioni e sogni, ma mettendo in fondo (con il voto) i primi, normalmente quelli che hanno perduto di proposito la strada verso l’Occidente.
I circomani politici lasciano assai dietro le esibizioni di “Dorolla Circus”. Qui si distingue anche la particolarità e l’unicità.
Il particolare è che i nostri portano problemi alle persone, i secondi divertono tutte le persone del mondo con le acrobazie artistiche.
Il comune è che sia i primi, che i secondi, nelle loro esibizioni non usano gli animali.
La formulazione del futuro richiede dedica, volontà, forza, fiducia che si trovano li, nel “cruscotto” degli sviluppi storici della nostra società. Con l’Occidente abbiamo poche differenze, per non dire nessuna. Siamo liberi, con possibilità per un libero sviluppo. Così abbiamo camminato da quando è stata creata la terra. I tempi ci hanno sbattuto in due periodi oscuri, una di 500 anni ed un’altra di 50 anni. Anche questa di 50 anni è un occupazione. L’occupazione del comunismo satanico.
Ecco, il Re Ahmet Zog, il 25 marzo 1939 rifiutò un accordo con Benito Mussolini, dove tra l’altro veniva offerto all’Albania pari diritti con l’Italia, cioè unificazione. Pochi giorni dopo, il 7 aprile, Zog se ne andò (volò). Il 12 aprile 1939, un Assemblea Collaborazionista tolse la Corona Reale a Zog ed il 16 aprile la consegnò a Vittorio Emanuele II, il quale regnò per quattro anni e cinque mesi, quindi fino al 8 settembre 1943, quando l’Italia è capitolata, dando fine anche al suo regno. In quel tempo l’Albania era uno dei paesi più sviluppati, più rispettati. L’elite intellettuale era normalmente anni luce più avanti di quella di oggi.
Ma oggi, che abbiamo fatto domanda per l’UE, ed Europa Unita significa anche mancanza di frontiere e dogane, cancellazione dal dizionario delle differenze razziali ecc., forse merita di essere discusso un problema. Potrebbero quelle persone che sono nate dal 12 aprile 1939 al 8 settembre 1943, avere un motivo, se è nella loro volontà, di chiedere la cittadinanza italiana, poiché nati in un paese unificato con l’Italia?
La Seconda Guerra Mondiale iniziata il 1 settembre 1941, sarebbe finita il 2 settembre 1945, mentre l’Albania la posizionò sul lato dei dittatori. È questo il motivo perché il più squallido di tutta la nostra storia, Enver Hoxha, interrupe le relazioni con lo stato italiano. Una psicosi di “paura” si può definire “la filosofia” dello stato comunista, dove più che con gli stranieri era aspro con i suoi. L’amarezza è ormai andata. Eravamo occidente gia avanti Cristo.
Sokol Pepushaj |