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nr. 29 / 13 gusht 2002

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L’Ambasciatore Italiano, Mario Bova, e la mafia Albanese. I squali, venuti nelle acque Albanesi, cercano uomini negati.

Editoriale di Sokol Pepushaj

Questo titolo è piuttosto coraggioso, ma la gente innocente che viene annegata ogni notte in Otranto, sin dal 1997, e le anime spezzate delle madri e dei padri che stanno perdendo i figli, ci chiamano in aiuto. Sono centinaia di cittadini di Valona che si pronunciano molto arrabbiati contro la discriminazione raziale dei mafiosi italiani nei confronti degli Albanesi. Un fisico che ha perso i due figli ad Otranto, e che non ha niente da perdere, ritiene sia normale che lo stato Albanese denunci Mario Bova, l’Ambasciatore Italiano in Albania, poichè sembra si stia vendicando per il 1920, quando gli invasori fascisti furono gettati in mare dagli Albanesi. Quella rrabbia non si nota soltanto a Valona, ma in tutta l’Albania, poichè sono pochissime le famiglie Albanesi che non abbiano perso un parente, a causa del traffico illegale gestito proprio dalla politica disgustosa Italo-Albanese.

Diversamente dall’America, diversamente dal resto del mondo civilizzato, l’Italia, da una parte ci sta dando un pò di lemosina, dall’altra parte ci sta annegando i ragazzi e le ragazze in mare, senza riflettere almeno un pò di riconoscenza per l’aiuto che l’Albania ha sinceramente dato all’Italia durante la Seconda Guerra Mondiale, e per molti anni a seguire.

Vorremmo chiedere a Mario Bova, anche se questo è un’altro tema, riguardo allo sfrutamento della situazione della politica Albanese del 1961, quando, dopo la rottura delle relazioni tra Albania e Russia, quanti sono i miliardi di dollari che l’Italia ha approfittato? Di quanto ha ridotto il budget della diffesa?

Sono cosi numerose le persone annegate dalle motovedette Italiane, che è indispensabile dare i nomi veri delle persone responsabili. Questo fenomeno, dietro al quale ovviamente si nascondono anche dei politici Albanesi, porta miliardi di dollari di profitti, poichè gli Albanese, pur caminando su un suolo ricco d’oro, si muovono verso l’altra parte del mare, mentre le motovedette Italiane li buttono di continuo al mare, con lo scopo di aumentare il prezzo del viaggio. Questa tragedia umana, per la quale nessun Italiano è stato condannato, anche se sono tante le denuncie di quelli che, grazie a Dio sono riusciti a sopravvivere nella lotta tra la vita e la morte, ti ricorda un gioco di bambini nel quale, il più furbo diceva all’altro: “Chiudi gli occhi ed apri la bocca che ti do una caramella”. E quando il povero bambino chiudeva gli occhi ed apriva la bocca, l’altro li ficcava un pezzo di fango. Però siamo nel 21° secolo, ed ai mafiosi non fanno pena gli Albanesi. Almeno questo è da apprezzare. Per più di una volta, la stampa Albanese ha accusato il mafioso Skender Gjinushi riguardo ad un gommone personale a Valona, dal quale sono stati annegati molti Albanesi. Per più di una volta, il procuratore comunista di Valona, Petrit Çano, è riuscito a nascondere le tragedie dietro un velo di silenzio. Sono tanti i deputati e persone del governo, accusati più volte per i profitti dai gommoni e dal business umano, non solo a Valona, ma anche a Durrazzo, Shengjin, Saranda. Le affermazioni riguardo all’entrata dell’Albania nelle organizzazioni internazionali, senza adempire il primissimo punto del contratto, l’osservazione della Carta dei Diritti e delle Libertà Umane, sono chiacchiere. In fin dei conti, la grande America, l’Appice del Mondo, da dove le cose si vedono chiaramente, ha accusato anche Berlusconi come mafioso, oppure no! Secondo i lettori del nostro giornale, il giornale Albanese più letto nel mondo, con un numero giornaliero di visite all’Internet di circa 35 000-40 000, la vicina Italia sta seminando nella povera Albania, una “cultura” criminale che ha le sue radici nella Schiavitù Umana.

Gli Albanesi non ottengono niente nei sportelli dei Consolati Italiani, eccetto se pagano. A Tirana ottengono un visto anche gli Albanesi del nord, oppure no, ovviamente dopo che l’intermediario ha messo i soldi in tasca, ed ha garantito davanti al Boss? Mentre nel Nord dell’Albania, a Scutari, per esempio, sono soltanto quelli del nord che ottengono dei visti, oppure gli intermediari riescono a radunare più gente del Sud?! Parla Sig. Console, perché l’Albania no vi deve niente...

Noi come giornale siamo pronti a rendere pubblici i nomi di tutti quelli che ottengono un visto dal Consolato Italiano a Scutari, e che venga poi Stefano De Leo a fare le sue dichiarazioni pompose e false, almeno per la popolazione, affermando di aver dato migliaia di visti! Dove sono quei cittadini di Scutari, quelle decine di migliaia di persone che hanno approfittato, e nel metropoli del Nord Albanese sono conosciuti da un italiano e da due o tre persone corrotte, e da nessun’altro!? No signori mafiosi, no, questo non va bene.

In poche parole, è ovvio che è proprio da quì che si devono cercare le cause dell’annegamento degli Albanesi in Otranto. Oltre agli Albanesi, in Otranto, ce ne sono anche cadaveri di curdi, cinesi, turchi, russi, romeni, bulgari, arabi..., anzi in fondo al mare Albanese, soltanto delle prostitute, che sono state sfruttate e spremute nell’Est, saranno più di quanto l’Albania habbia perso durante la cosidetta Guerra Nazional-Liberatoria.

Sotto questo punto di vista, Otranto è una Grande Tomba, costituendo un atto di violazione scandalosa dei Diritti e le Libertà Umane, ed il nostro giornale è deciso a farlo presente ed influenzare affinché il Tribunale dell’Aja lo prenda in considerazione.

Tanto è grande questa tomba umana, che anche se le acque Albanesi non hanno mai avuto dei squali, la loro presenza oggi è diventato un problema, tanto da spaventare la gente, che non ha il coraggio neanche di entrare a fare il bagno. Non è difficile per i squali trovare il cibo, poiché Otranto è pieno di cadaveri.

Saranno questi fatti tragici preoccupanti per Mario Bova, il quale “raglia” di civilizzazione ed’aiuto “umanitario” all’Albania?!

Pensate forse voi che gli uomini del Governo Albanese, che sciogliendo il collare, balbettano d’integrazione dell’Albania nella grande famiglia europea, non siano a conoscenza di questi fatti, ed altri ancora, che noi proveremo a fargliele ricordare, specialmente quando verranno a chiedere il nostro voto?!

Berisha-Nano, la pace con l’elmo di guerra

Sarebbe bastata una stretta di mano all’opinione confusa Albanese, per credere che la politica in Albania è entrato ormai in un periodo di pace, collaborazione e compromesso. Questa stretta di mano, avrebbe convinto anche il più scettico, che alla fine è stato trovato il modo di sciogliere il nodo Gordiano, il quale rendeva l’Albania sempre di più la possibilità delle grandi impossibilità. Questo, non tanto per il fatto che il nuovo Presidente sarebbe stato prodotto dei gusti pacifici della politica, tanto meno che egli, come geniere sarebbe venuto da scacciamine, e neppure per il fatto che il numero Uno dello stato si sarebbe offerto alla realtà Albanese come prodotto dell’esperienza consensuale della politica. Gli Albanesi, non sono venuti in questa posizione di cieca fiducia motivati dalle summenzionati ragioni, nemmeno da molte altre, che riempiono il campo delle trattative politiche, nelle quali trova la consolazione questo popolo sofferente. Loro credettero che la pace si èra raggiunta alla fine, che l’Albania si sarebbe messa sù, che l’avvenire si sarebbe pronunciato in una lingua diversa, che il divorzio con il presente del malvagio è il significato di questa stretta di mano, l’OK politico, tutto questo ed altro ancora senza fine, perche lo vuole Nano e Berisha. Essi credettero altrettanto che un sorriso proveniente da una brutta stagione di lampi politici, avrebbe potuto sciogliere i ghiacci che tenevano immobile il destino Albanese. Essi credevano che questa stretta di mano sarebbe stato un ponte di collegamento dell’oggi con quello che gli Albanesi meritano.

Però ce n’èrano di quelli che videro questo legamento matriomoniale politico, come una calamità che rischiava le possibilità rimaste a questo paese, di ritrovare la via perduta sin dall’oscuro anno 1997. Se i primi possono essere oggi tra i dellusi, i secondi sono coscienza della realtà politica, sono quelli che non hanno mai creduto il paicifismo, il compromesso ed il consenso come una filosofia dei comunisti. La politica in se stessa, ci provo a promuovere l’espressione di un fallimento politico, pur usando il Presidente consensuale come una bandiera di sfida politica per il momento. Sia i democratici che i socialisti, ne uscirono delusi da questa battaglia, esaltata come un apogeo dei valori di civilizzazione politica. Sia i democratici, i quali sono stati, sono e saranno una testimonianza della ghigliottina comunista, da far venire i brividi, così come i socialisti, i quali sono generati da un estremo fanatismo politico, sono rimasti sorpresi da questa novizia, ed incapaci di far parte della soddisfazione.

Nello stesso modo che la politica aveva cominciato questo gioco, nel medesimo lo chiuse. Questo sogno non sarebbe stato lungo, questa falsa realtà non avrebbe tradato a manifestarsi tale. Per esempio le elezioni nella zona nr. 19, a Bulqiza, il modo nel quale furono svolti, e furono trattati politicamente, seguendo poi le ambizioni di Nano per prendere nelle mani il timone del potere, provvedono l’evidenza che il gioco del Presidente consensuale, non èra tanto una riabilitazione della credibilità della classe politica Albanese agli occhi del fattore internazionale, quanto un tranello nel quale il leadership socialista avrebbe messo l’opposizione. Il test politico del consenso avrebbe avuto così un risposta negativa, con due elementi molto significativi, come le elezioni a Bulqiza, ed il catapultarsi di Nano verso la guida del esecutivo Albanese.

Agli Albanesi, a questo punto, non rimase altro che svegliarsi ed osservare che essi sono nient’altro che vittime della politica, vittime dei suoi interessi meschini.

E questo non è tutto, perché la più danneggiata di tutti, in questo gioco fatale, è rimasta l’opposizione Albanese, la quale attualmente si trova nel più misero livello di credibilità nel popolo. Per quest’ultimo non può essere riabilitante in modo soddisfacente, ne il considerare manipolate le elezioni nella zona 19, nemmeno il voto dichiarato contro il governo Nano-Meta. All’opposizione rimane molto da fare per fare ritorno allo start della credibilità politica. La diffidenza provenuta dall’alleanza matrimoniale con il velo del consenso, ha gravemente danneggiato le colonne che reggono in piedi l’elettorato della destra e che danno la motivazione agli sforzi sacrificanti per la democrazia.

La stetta di mano tra Nano e Berisha, si allontana sempre di più, prendendo la posizione di un ritratto che perde i colori, una scena dove i destini incrociati degli Albanesi, dialogano tristemente, passando da un atto all’altro, di questa sconvolgente tragi-commedia, piena di delusione e pessimismo. Quanto hanno desiderato gli Albanesi la pace, alla quale, la progenie della rivoluzione, non poteva non mettere in testa un elmo di guerra, come se volessero farci ricordare che non c’è e non ci sarà per gli Albanesi altro destino che quello delle battaglie tra loro, dove i vincitori dovranno essre gli architetti della guerra.

Albert Vataj