
nr. 127 / 11 prill 2009
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Il Parlamento, la “Itaca” di Enver Hoxha Il 28 giugno, giorno delle elezioni parlamentari, si avvicina. Tutti gli uomini
forti e le belle Amazzoni
corrono verso l’isola che da 70 anni è dominata dai comunisti. In questa piccola “Itaca”, il parlamento, sin dai tempi di Re Zog I, non hanno mai dominato i veri intellettuali, quei uomini e donne che fanno storia
e brillano in eternità.
Li, gli albanesi hanno visto e sentito ladri, comunisti con costumi cuciti con filo nero su abiti bianchi
e viceversa, rivenditori
di voti e fiducia, uomini denaturati che soltanto una volta, quando
ci fu una seduta per i diritti degli omosessuali, si rivelarono svelti… di bocca, ne discussero con competenze e professionalità, pugili e facchini, analfabeti si sono comprati
i diplomi e sono andati in parlamento con la puzza di capra e cravatte comprate sul mercato dell’usato,
donne con tacchi a spillo, che si
danno delle arie e con dura espressione. Per questi mostri è impossibile essere mansueti e gentili nemmeno tra loro. Mentre
“soffocano” il debole, lo mutilano, ingannandolo e derubandolo sia di giorno che di notte. I parlamentari, tutti, anche quelle poche Amazzoni, si sono arricchiti
talmente tanto che ovunque e chiunque, anche i mendicanti di strada che mettono un fazzoletto sul marciapiede, puntano l’indice verso i loro business
e le loro proprietà, sollevato dal nulla, con tecnica addirittura femminile. Perché anche gli uomini
di questo parlamento non hanno mostrato tuttora di portare i pantaloni. La razza dei politici
comunisti è diventata problematica per il comportamento, i gusti, e tutti gli interessi,
anche per gli occidentali. Mostratemi almeno uno che
non è ricco quanto oltre 10.000 semplici votanti, mostratemi almeno uno che
non ha votato per ordine,
come un tempo davanti a Enver Hoxha? E, tutti “insultano” e “maledicono” il dittatore. Quando non insultano Enver, o l’un l’altro, non dicono niente di niente. Nessuno sa quale deputato della destra vota la sinistra e quale della sinistra vota la destra, tanto che il
cure dei votanti batte, ormai disorientata, e non solo politicamente. Sull’isola dove dominano
i comunisti, tutti hanno uno scopo,
di tenere il ciuccio in bocca, e quando il collega
glielo ruba, cominciano a strillare e cavare gli occhi
l’un l’altro. Questo è avvenuto con Ilir Meta, Neritan Ceka, Paskal Milo, Skender Gjinushi, Sabri Godo, Lufte
Xhuveli, Fatmir Gerdec Qipro Mediu, Genc Pollo,
Petro Koçi, Nikolle, il piccolo Braçe, Ekrem il nero
e tutti i comunisti che vogliono fare Tirana come Kukes e Tropoje, che anche come sindaco vorrebbero uno come Brojka, dove nei chioschi si vendono diplomi
e droga, armi e contraccettivi. Alcuni usano retoriche di folklore,
come uomini e donne di
costume, alcuni minacciano
come dei teppisti. Ilir Meta, per esempio, mostra il pugno
a tutti, dichiara di abrogare anche la Costituzione, tanto da ricordarti Mehmet Shehu, che in momenti di depressione si suicidò. Quando va nei villaggi,
si mette la giacca impermeabile dal colore della pelliccia di Mehmet ed invita certi “scrittori” ignoranti, raduna quattro o cinque ladri, cinque o sei gangster, due o tre Amazzoni,
alla più bella delle quali
le mette anche la foto sulla maglia,
e dopo che si è stufato ne sceglie una
più adatta, e dodici o tredici attivisti pagati. Tutti questi, per quanto Ilir vincerà,
rimarranno sempre col “dito in bocca”. Quelli che usano la retorica folcloristica, sono certi contadini che hanno abbandonato
l’aria pulita delle montagne e dicono agli zii
e alle zie, ed a chiunque conoscono di “votare x partito perché io sono li”. Quelli che sono
stati delusi fino ad ora,
sono di quelli che si accontentano
anche comprandogli una bottiglia di grappa e non hanno capito che i pretendenti al parlamento e i sciacalli che pagano, pensano
solo a tuffarsi negli appalti, affari corruttivi, traffici. I capi dei piccoli
partiti, nonostante sparlati di pseudonimi, entrano nel parlamento
grazie alla nuova legge. Diciamo che entrano nel
parlamento poiché li salva solo la coalizione, poiché se fosse per loro, difficilmente qualcuno di essi riuscirebbe ad ottenere i voti necessari in una regione. Prendiamo per esempio
Meta e la coalizione. Chi può
inserire nella lista l’ex premier? -Che professione avevi? -Ho
fatto la scuola del partito. -Si,
puoi fare il deputato. -E tu, che hai
fatto in questi 18 anni? -Ho
partecipato nelle radunanze, ma ho anche rubato tanti voti. -Anche tu puoi
fare il deputato. -Chi
è l’altro, perché lo voglio dal 99. Cosi anche nel prossimo parlamento, sembra non ci saranno dei “fornimenti” puliti. L’unica “purezza” è che nel parlamento
che “alzerà il velo” la mattina
del 29 giugno, gli albanesi vedranno il 30% di donne. Rama e Meta giurano con la mano nel… cuore, che
l’elemento donna sarà la spina dorsale del partito e del governo. Rama avrà il 50% donne
e l’altro 50% uomini, per
allevare l’intero partito. Solo lui disorienta la bilancia. La freccia indicherà dalla parte dove lui si dichiarerà.
O dalle donne e il governo, o dagli uomini e il municipio. Ma, dove selezionerà questo partito tutte le donne che le servono? Semplice. Nei villaggi. Anche madre Feride
prenderebbe alcuni voti, perché no?! In tutta l’Albania si coltiva droga.
Mentre gli uomini sono ancora
diffidati. La lista potrà essere resa nota solo l’ultimo giorno. Cosi, Rama riceve gli uomini
con poche parole, perché teme che trasmetteranno
le sue idee a Berisha, e quest’ultimo le “ruba” e con esse inganna i votanti! Nonostante
questo, gli uomini fanno la fila. -Perché sei venuto? -Questa
volta voglio il nome nella
lista, capo, lo merito. -La
prossima volta te lo farò, questa
volta ho da fare con le donne.
Chi è il prossimo? Questo è il tempo del cambiamento dell’Albania. Le molte Amazzoni devono uscire in “campo”, riempire i reggiseno di “esplosivo”, prendere le armi (politiche) e “combattere” con gli uomini che
da tanti anni stanno ne “l’Itaca” di Enver, come i loro ex “mariti” quando erano “vivi”. A
quanto pare, il parlamento sarà ancora un isola. Un isola dove entreranno anche alcune Amazzoni. Sokol Pepushaj |