
nr 45 / 10 qershor 2003
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L’Unione dei
Giornalisti del Nord Sede centrale di Scutari - Albania Nota di protesta Le strutture dello stato si muoveranno nel proteggere
la vita dei giornalisti, soltanto quando ci saranno delle vittime nelle
nostre file! Indirizzato a: Alfred Moisiu, Presidente della Republica Servet Pëllumbi, Presidente del Parlamento James Jeffrey, Ambasciatore Americano Osmo Liponen, OSCE-Tirana Ermir Dobjani, Avvocato del Popolo Luan Rama, Ministro dell’Ordine Pubblica Com’è nel nostro dovere,
per la protezzione dei diritti e degli interessi dei giornalisti e le persone
dei media in genereale nel Nord dell’Albania, ci siamo rivolti decine di
volte alle istituzioni statali, sia al livello locale che nazionale, riguardo
ai casi di violenza, minaccie ed insulti subiti a causa del nostro dovere. I
casi come quello del pubblicista Lubonja, l’editore Baze e del preside Pango,
mostrano che la pressione verso i media e i suoi rappresentanti stà
crescendo. La situazione nel Nord dell’Albania non è di certo milgiore,
anzi il panorama è ancora più oscura. Mentre i stranieri, come
il capo dell’OSCE a Tirana, Osmo Liponen, si preoccupa del rischio che corre
la libertà di stampa, mentre 47 parlamentari italiani prendono le
parti dei pubblicisti albanesi, i stessi albanesi si mostrano violenti verso
i loro connazionali dello stesso sangue ed identità. L’ultimo dei casi è stato il più minacciante,
mentre persone da una macchina con la targa di una regione del Nord,
pienamente identificata e denunciata alla Polizia ed al SIS, il 31 Maggio,
verso le 12:10 (in pieno giorno), tentarono di mettere in macchina con la
forza un nostro collega, editore di un noto giornale. Questo fù dopo
numerose telefonate minaccianti nel nome di Osama Bin Laden. I numeri dei
telefoni sono: 068 26 51 807, 069 24
67 711, 068 22 68 672, 068 26 92 353, 068 21 57 580, 069 24 56 965, 069 22 32
596, 068 26 59 731, 068 26 31 427. Tutti questi numeri sono stati resi
noti agli organi competenti già da un mese e mezzo, mentre soltanto la
visita a Scutari dell’Ambasciatore Americano Jeffrey, risuscì a
spaventarli a non terrorizzare apertamente per una settimana. A Scutari, sono
stati costatati purtroppo, numerosi casi di distruzzione di macchine da
presa, percosse, colpi ed aperte minaccie verso i giornalisti, mentre le
istituzioni dello stato non hanno reagito. In molti casi, la polizia, la
procura oppure i tribunali, si lamentano di non avere delle prove. Non si
possono forse identificare le persone che hanno fatto le telefonate
minacciose tramite i numeri che abbiamo reso pubblico? Non è possibile
di identificare le persone che hanno guidato un’auto per le quali è
stata fatta la denuncia in polizia con tutti i particolari (targa, colore,
cilindrata)? Gentili signori! Non possiamo dire che tali atti verso i rapresentanti dei media
in generale, provengono dalle strutture dello stato a Scutari, anzi, secondo
le nostre investigazioni, sono delle persone vicino a certi clan politici.
Chiediamo che lo stato e le sue strutture intervengano energicamente nel proteggere
i giornalisti e le persone dei media, per di più quando non mancano
nemmeno le prove. A Scutari esiste ormai l’opinione che lo stato si
muoverà soltanto quando tra noi, giornalisti, ci saranno delle
vittime. Allora però sarà troppo tardi! L’Unione dei Giornalisti del Nord I due anni di
“Shqipëria Etnike”, due anni di parola libera Mentre dai un’occhiata ai numerosi titoli di giornali, riviste
e diverse edizioni, non può non colpirti un giornale del tutto
autentico, sia in presentazione che in contenuto e battesimo. “Shqipëria
Etnike” è quel giornale che usci fuori nei tentativi di portare una
novità nella libertà di parola, dichiarando apertamente che
nessun’articolo comporta l’opinione della redazione. È venuto così
senza fare sensazione, senza pomposità. Come nessun’altro giornale
albanese, “Shqipëria Etnike” è venuto con modestia e consacrazione per
rappresentare e proteggere la libertà di parola, l’Uomo dell’Io,
immutabile. In molti erano scettici, riguardo alle possibilità di
reggere il grande e sacro peso, quanto questo giornale si era assunto di
fare. Il giornale, però, grazie alla consacrazione, il lavoro ed i
sacrifici dello staff, i giornalisti e collaboratori di tutti i campi ed
etnie, venne consolidandosi di giorno in giorno nella presentazione,
nell’autorità, nel mercato, nell’imparzialità, diventando
così un giornale da un audience che prometteva, anzi da essere
desiderata da molti giornali del suo genere, nate 12-13 anni fa. “Shqipëria
Etnike” divenne gradualmente un gradito ospite di molte famiglie albanesi sia
dentro che fuori i confini dell’Albania, in tutto l’universo che parla
Albanese, Italiano, Ingleze, ovvunque nel mondo. “Shqipëria Etnike” con il suo modello di presentazione, della
problematica, della libertà, del tutto particolare, diede una lezione
utile ai media, i cosidetti prestigiosi. Questa novità, questo
sacrificio, questa consacrazione, questo talento è stato quanto ha
oferto alle difese del causa della vita libera, della libertà di
parola. Quello che “Shqipëria Etnike” diede al diritto di essere un libero
cittadino, lo invidierebbe ognuno, per di più i mocciosi che si
nascondono negli oscuri angoli, i quali, come fa appello oggi in tutto il
mondo l’Unione dei Giornalisti del Nord, stanno cercando di prenderci anche
la vita, senza fare nessun conto logico. Durante il suo cammino, il giornale non poteva non incontrare
dei ostacoli, davanti alle tempeste della meschinità ed i
provincialismi medievali. Erano proprio queste battaglie che fecero questo
giornale più forte, più resistente, più amato e
sostenuto, più sfidante in tutte le battaglie con i stoici, i mammut
dell’indottrinamento religioso, i ciarlatani della politica dei bar, i media
latenti che vengono diretti da gentaccia che non ha niente a che fare con la
cultura, e i gruppi dei servili della morale comunista e talebanista. Gli ultimi casi di violenza, ci costringono, dopo esserci
consultati con i nostri colleghi dell’Occidente, affinché i criminali della
libertà di parola vengano condannati come si deve, facendo di loro un
esempio, noi usciremo di tanto in tanto con una pagina in nero, diventando
così, davanti a tutto il mondo, un modello di protesta per la
protezzione della libertà di parola. Chiediamo, non soltanto ai nostri
lettori, ma a tutto il mondo, di sostenerci. Il momento nel quale “Shqipëria Etnike” è nato era il
meno desiderabile che la memoria della storia albanese aveva mai registrato.
Il paese conservava nella sua sfinita memoria, i resti della pazzia
collettiva, le qui conseguenze non ha potuto promuovere nessun sovrano in
questa terra di stupore e lussuria. Il giornale venne nel momento quando la
politica, con le conseguenze del 1997, metteva nella scena delle lacrime,
armi e vendetta, povertà e miserabilità, una tragi-commedia. Esso
venne nel tempo dell’assurdo e camminò su questa terra, come su un
campo minato da alcuni pazzi che ancora oggi temono la legge, la giustizia,
la libertà del libero che vengono fortemente sostenute da gran parte
del popolo albanese. Il giornale “Shqipëria Etnike” seppe dunque essere una
tribuna della libertà di parola, dell’opinione svestita di slogan,
senza ornamenti banali e fraseologie confondenti. Nelle sue pagine è
venuta quella realtà a due colori, che noi siamo abituati a comprare
caro come realtà magica tesa da progetti e promesse che non hanno
voluto e non potevano essere che tali. I due colori della politica,
specialmente quella scolorata alla quale l’America diede il colpo mortale,
noi li colpiremo con la logica in queste elezioni, così come accetteremo
anche “pianti di lutto” per la scolorata forza politica. “Shqipëria Etnike”
ha potuto e ancora può togliere una dopo l’altra tutte le maschere
delle faccie sporche dal crimine e della perversità; ebbe il coraggio,
ed ancora lo avrà, di fare quello che sarebbe difficile per quei
missionari che scambiano la causa della libertà di parola con delle
prostitute e droga, mentre oggi, cercando di riprendere il potere, ci fermano
con le macchine, ci minacciano con i telefoni dicendo che ci ucideranno,
senza contare con chi hanno a che fare, e quanto lontano li porta questa
strada, che è una vergognosa scorciatoia per loro. Il nostro giornale
tenta ad unire, perche siamo pochi fratelli, soltanto 3 milioni. “Shqipëria Etnike” venne. Essa è, e lo sarà
quello che avete nelle mani e nel cuore da due anni, quello che avete creduto
e credete che rapresenta e protegge la libertà di parola senza fare
differenze di razze, convinzioni, etnie, religioni. “Shqipëria Etnike” sarà e continuerà a dire
così apertamente la parola albanese. Essa correggerà anche
qualche sbaglio che potrebbe aver fatto durante il suo cammino, poiché
l’ammissione della verità e l’inammissione della verità, sono
sostanza di cultura. Editoriale di Sokol Pepushaj, Albert Vataj |