koka

nr. 57 / 16 mars 2004

alukit

Gjyste Fusha, madre di cinque figli, sofferendo da una malattia incurabile in Albania, passa in Italia on gommone e viene ricoverata nell’Ospedale di Napoli

Io che scrivo questa lettera sono Lazer Mark Fusha da Dukagjin di Shkodra, abitante nel villaggio di Oblika di Shkodra dal 1973, sposato, con 5 figli, senza lavoro, senza pensione, senza alcun aiuto finanziario. Ho lavorato in grandi cantieri dal 1964, nel Hidrocentrale di Fierza e di Vau i Dejës, ed in altre imprese. Mia moglie, Gjyste Fusha, 48 anni, madre di cinque figli è ricoverata nell’Ospedale di Napoli, poiché i medici albanesi non hanno potuto curare la sua grave malattia di infezzione. Pur essendo ammalata, lei andò in Italia come clandestina. Per non dare la mia vita e quella delle mie due figlie andando in Italia nei gommone dei trafficanti albanesi, prendendo dei soldi in prestito, avendo questo grande problema famigliare, le mie due figlie chiesero aiuto allo stato per poter andare in via lecita dalla loro madre ricoverata nell’Ospedale di Napoli dal 17 Maggio 2003, per andare ad aiutare ed servire lei per quanto potrà vivere. Ho speso più di 35 milioni di lek presi in prestito.

Il 4 Febbraio 2004 abbiamo chiesto aiuto tramite lettere mandate al Presidente, Primo Ministro, al Ministro dell’Emigrazione, all’Ambasciata d’Italia in Tirana ed alla moglie del Primo Ministro, la signora Xhoana Nano, e fino ad’ora nessuna risposta ci è stata data.

Allora mi chiedo: Chi aiuterà il povero popolo, signori del governo?

Se queste mie due figlie fossero state vostri famigliari, avrebbero forse abuto bisogno di fare la loro richiesta in questo modo per andare a stare vicino alla loro madre? Pensate al mio problema come se fosse il vostro, signori del governo.

Tramite questa lettera voglio chiedervi di stare vicino al popolo sofferente per dare risposta ai loro possibili problemi. Allora anch’io assieme a loro non avremo bisogno di affogare coni gommoni dei trafficanti albanesi.

Nel nome della giustizia vi chiedo aiuto per questo problema cosi humano, poiché il destino volle che la malata andasse in Italia come clandestina. Non tutti i clandestini scappano alla morte però. Spero nell aiuto del giornale “Shqipëria Etnike” e del Consolato Italiano a Scutari.

Lazer Fusha